Si è svolto oggi a Palazzo Grazioli, presso la Sala Stampa Estera, il primo confronto pubblico sullo schema di decreto legislativo che istituirà il nuovo Organismo nazionale per la Parità, in attuazione delle Direttive europee 2024/1499 e 2024/1500. L’incontro – promosso da Le Contemporanee, Fuori Quota e Valore D – ha riunito rappresentanti istituzionali, mondo politico, esperti ed organizzazioni della società civile per discutere caratteristiche, criticità e opportunità di una riforma cruciale per il sistema di tutela antidiscriminatoria nel nostro Paese.
Una sessione di analisi tecnica e comparazione europea è stata seguita da un confronto politico sui margini per una riforma capace di rafforzare la tutela effettiva dei diritti e la parità di genere.
L’ultima parte dell’incontro è stata poi dedicata alla voce delle organizzazioni, con un confronto sull’importanza del coinvolgimento attivo della società civile nel processo di riforma, a cui ha preso parte anche Loredana Grimaldi, Vice President e Head of Fundraising di UN Women Italy.
“Il mandato di UN Women, ente dell’ONU dedicato all’uguaglianza di genere e all’empowerment delle donne, e del Comitato nazionale UN Women Italy, è promuovere e tutelare i diritti delle donne e delle ragazze: significa fissare regole di equità, ampliare i diritti laddove sono carenti, vigilare affinché non ci siano arretramenti e soprattutto rendere effettivi i diritti già acquisiti. In questo quadro, il ruolo degli Organismi nazionali indipendenti di controllo è fondamentale per garantire la corretta applicazione delle norme sulla parità di genere. A livello internazionale, gli standard di riferimento sono chiari: i Principi di Parigi indicano che un organismo di parità deve avere un mandato ampio, poteri adeguati, autonomia reale, risorse sufficienti, accessibilità per le vittime e il coinvolgimento strutturato della società civile.” chiarisce Grimaldi. “Il decreto legislativo che istituisce il nuovo Organismo per la Parità rappresenta un passaggio cruciale di allineamento dell’Italia agli standard europei. La scelta di un’autorità amministrativa indipendente, con funzioni integrate e continuità amministrativa, va nella direzione giusta. Restano però alcune criticità decisive: il rischio di un indebolimento della presenza territoriale, l’assenza di un’esplicita autonomia dell’azione giurisdizionale, una dotazione organica potenzialmente insufficiente e un ruolo della società civile non ancora chiaramente definito. Questa riforma può essere un vero passo avanti solo se, nella fase attuativa, garantirà prossimità ai territori, risorse umane ed economiche adeguate, piena autonomia dell’intervento e un coinvolgimento reale delle organizzazioni, che sono un presidio essenziale nella tutela antidiscriminatoria. È su questi elementi che si misurerà la credibilità e l’efficacia del nuovo Organismo.” conclude la rappresentante di Un Women Italy.
Secondo i dati UN Women1, diffusi anche da UN Women Italy in occasione dell’8 marzo, in oltre il 70% dei Paesi, le donne incontrano più ostacoli degli uomini nell’accedere ai meccanismi di giustizia, con solo il 64% dei diritti legali2 riconosciuti rispetto agli uomini, il che le espone a discriminazioni, violenze ed esclusione in ogni fase della loro vita. Le barriere vanno dalle leggi discriminatorie ancora in vigore alla mancanza di protezione effettiva nei casi di violenza, fino alla quasi totale assenza di donne nei ruoli decisionali del sistema giudiziario.
La stessa relazione rivela che in oltre la metà dei paesi del mondo – il 54%3 – lo stupro non è ancora definito sulla base del consenso, il che significa che una donna può essere violentata e la legge potrebbe non riconoscerlo come un reato. In quasi 3 paesi su 44, una ragazza può ancora essere costretta a sposarsi, in base alla legge nazionale. E nel 44% dei paesi5, la legge non impone la parità di retribuzione per un lavoro di pari valore, il che significa che le donne possono ancora essere legalmente pagate meno per lo stesso lavoro.
Il rapporto mostra anche che l’87% dei paesi ha promulgato leggi contro la violenza domestica e più di 40 paesi hanno rafforzato le tutele costituzionali per le donne e le ragazze nell’ultimo decennio. Ma le leggi da sole non bastano. Le norme sociali discriminatorie – stigma, colpevolizzazione delle vittime, paura e pressione della comunità – continuano a mettere a tacere le sopravvissute e a ostacolare la giustizia, consentendo che anche le forme più estreme di violenza, compreso il femminicidio, rimangano impunite. L’accesso delle donne alla giustizia è inoltre ostacolato da realtà quotidiane quali i costi, il tempo, la lingua e una profonda sfiducia nelle istituzioni che dovrebbero proteggerle.
In questo quadro, il rafforzamento di istituzioni indipendenti, autorevoli e accessibili è una leva chiave per rendere effettivi i diritti sanciti dalla legge e dagli impegni internazionali assunti dall’Italia.
FONTI
World Bank, Women, Business and the Law 2024 (Washington, D.C., 2024).
UN-Women and United Nations, Progress on the Sustainable Development Goals: The Gender Snapshot 2024 (New York, 2024).
United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, “How marriage laws can contribute to protecting every girl’s right to education”, 7 March 2025.
UN-Women, “The crucial role of legal frameworks in advancing gender equality: latest on SDG 5, target 5.1: end all forms of discrimination against women and girls everywhere”, 2024.