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Transizione Demografica in Italia: Il Ruolo delle Donne

7 Luglio 2026

L’Italia si trova di fronte a un bivio cruciale. La transizione demografica in Italia non è semplicemente un problema legato al calo delle nascite, ma una complessa sfida economica e sociale che mette a rischio la sostenibilità e la competitività del nostro sistema Paese. Di fronte a questo scenario, la risposta più concreta e strutturale non risiede solo nelle tradizionali politiche di natalità, ma in un cambiamento di paradigma che metta al centro la valorizzazione del capitale umano femminile.

Il 7 luglio 2026, UN Women Italy ha partecipato all’audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto, presieduta dall’On. Elena Bonetti. In questa importante sede istituzionale, l’organizzazione ha tracciato una linea chiara: il rilancio economico del Paese passa inevitabilmente dalla piena partecipazione delle donne.

La crisi demografica: un problema di capitale umano

Nel corso dell’audizione, la Presidente di UN Women Italy, Darya Majidi, ha evidenziato come la contrazione demografica non debba essere letta solo come una diminuzione della popolazione attiva, bensì come l’urgenza di attivare tutte le risorse strategiche finora sotto-utilizzate.

“La transizione demografica non si affronta soltanto aumentando il numero delle persone. Si affronta aumentando la capacità del Paese di valorizzare il contributo di tutte e di tutti. Oggi la piena partecipazione delle donne rappresenta una delle principali risorse a disposizione dell’Italia per sostenere crescita economica, competitività e coesione sociale” – Darya Majidi, Presidente di UN Women Italy

I dati presentati dipingono una situazione di severo ritardo strutturale per il nostro Paese, che attualmente occupa l’85° posto nel Global Gender Gap Report del World Economic Forum:

  • Tasso di occupazione femminile: si ferma al 57,4%, contro il 71,2% maschile e a fronte di una media europea del 71,3%.

  • Presenza apicale: le donne rappresentano appena il 2,2% dei CEO delle società quotate in borsa.

  • Disparità salariale: persiste un reddito medio significativamente inferiore rispetto ai colleghi uomini.

Colmare questo divario di genere non è unicamente un’istanza etica o di giustizia sociale, ma una priorità economica e strategica. Incrementare l’occupazione femminile in Italia significa generare più crescita, aumentare il gettito fiscale, garantire la sostenibilità del welfare e contrastare attivamente gli effetti economici della denatalità.

I tre pilastri della strategia di UN Women Italy

Per rispondere in modo integrato alla transizione demografica, il Comitato Scientifico di UNWI, coordinato dalla Segretaria Generale Monica Cerutti, ha presentato una strategia d’azione basata su tre direttrici fondamentali:

1. Partecipazione al Lavoro

L’obiettivo primario è portare l’occupazione femminile in linea con gli standard europei, puntando al target del 70%. Per farlo, UN Women Italy chiede norme, incentivi e modelli organizzativi capaci di favorire carriere continue e una reale valorizzazione delle competenze. Le imprese che investono nella parità di genere non fanno solo una scelta etica, ma aumentano la propria produttività e competitività sui mercati.

2. Partecipazione alla Cura

Oggi l’organizzazione della cura domestica frena l’occupazione e, di conseguenza, la natalità: il 79% delle donne è impegnato quotidianamente in queste attività, a fronte del 34% degli uomini. Questa disparità è alimentata da una rete di servizi insufficiente, con la copertura degli asili nido nazionali ferma ad appena il 30% e marcate disomogeneità territoriali.

UN Women Italy propone di ampliare i servizi per la prima infanzia puntando a una sostanziale gratuità degli asili nido e di rafforzare la corresponsabilità familiare attraverso un congedo parentale più equilibrato tra madri e padri.

“Se vogliamo sostenere natalità, occupazione e benessere delle famiglie dobbiamo costruire una vera corresponsabilità nella cura. La cura non è un tema privato femminile: è una questione economica, sociale e demografica che riguarda l’intero Paese. Asili nido accessibili e progressivamente gratuiti, insieme a una maggiore partecipazione dei padri attraverso i congedi parentali, rappresentano investimenti strategici per il futuro dell’Italia.”

– Monica Cerutti, Segretaria Generale UN Women Italy

3. Partecipazione all’Innovazione

La trasformazione digitale e l’adozione dell’Intelligenza Artificiale rischiano di aumentare le distanze sociali se le donne rimarranno escluse dai settori tecnologici avanzati. Attualmente, solo l’1,5% delle occupate lavora come specialista ICT e appena il 44% possiede competenze digitali di base (contro il 54% della media UE).

La proposta di UN Women Italy prevede l’introduzione strutturale dell’informatica nei programmi scolastici fin dai primi cicli, promuovendo attivamente l’orientamento delle ragazze verso le competenze STEM donne, i settori tech e le professioni digitali del futuro.

Un impegno congiunto per il futuro del Paese

Le proposte del Comitato Scientifico hanno trovato forte riscontro nella Commissione parlamentare d’inchiesta. L’Onorevole Elena Bonetti ha confermato la rilevanza di queste linee guida all’interno del dibattito istituzionale:

“Il contributo di UN Women Italy tocca tre nodi che la Commissione considera prioritari: il potenziamento dei servizi per l’infanzia, un riequilibrio dei congedi parentali tra madri e padri, e la piena partecipazione femminile ai percorsi STEM e digitali. Sono temi che richiedono continuità di intervento, e su cui il lavoro istituzionale non può fermarsi.”

– On. Elena Bonetti, Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta

Integrare la parità di genere nelle politiche economiche, sociali e demografiche non è più rinviabile. Solo liberando l’immenso potenziale inespresso del capitale umano femminile, l’Italia potrà superare l’inverno demografico e costruire un modello di sviluppo pienamente sostenibile.

L’articolo completo e il documento strategico sono stati elaborati in occasione dell’audizione ufficiale del 7 luglio 2026 presso la Commissione parlamentare d’inchiesta.

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